Il colore ha un suono? il timbro musicale dei primi del Novecento lo supponeva per analogia. Quando John Cage ipotizzò un’arte del "colore senza teoria" certamente non presentiva che dalla morte della pittura si potesse giungere alla morte del colore, quella dei Pantone (per sfinimento e consunzione). Il dis-innesco che ne fa Andrea Renzini è polifonia-poliritmica. Tale dinamismo ha in sé una duplicità: adottare il colore per adattarlo alla musica; formlessness cromatico-sonora che rispecchia la gestuale simbiosi tra musica e colore dell’action painting di Jackson Pollock con la new thing di John Coltrane. La performance di Renzini, manipolata elettronicamente da Stefano Passini, equiparabile a un’impresa ginnica, riassume l’uno e l’altro aspetto. Sfruttando l’attrito del Pantone su un foglio di carta oppure su strumenti amplificati, egli attraversa un ensemble di generi e stili, infrange il silenzio della "musica azione" di Cage ridando volume e colore al brusio della pittura. Sui fasti del rompicollismo di Russolo, pare proprio che le interazioni tra arti visive e suono continuino imperterrite a intonare le concretezze del reale. (Testo introduttivo al cd audio di Alberto Zanchetta) |